
Il Bambino Gesù ha aperto un ambulatorio per la dipendenza digitale dei ragazzi
Cosa fa, quali segnali non vanno sottovalutati e perché i medici sconsigliano lo smartphone prima dei 13 anni e i social prima dei 16.
Dal 3 ottobre 2026 l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma ha un ambulatorio per bambini e adolescenti che fanno un uso problematico di internet e delle tecnologie digitali, dai videogiochi ai social network. Fa capo alla Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza e ha ricevuto i primi pazienti proprio quel giorno.
Letta di corsa, una notizia così può mettere paura, soprattutto se in casa il telefono è già motivo di discussione. In un gruppo di genitori su Facebook una mamma ha raccontato del figlio di 14 anni, che vuole stare soltanto con telefono e tablet e non esce mai: «mio figlio sembra proprio un’altra persona ormai».
Vale la pena di leggere la notizia con calma, perché dentro ci sono tre cose utili a qualunque famiglia: quando il telefono diventa un problema, a che età i medici consigliano di darlo ai figli e cosa si può fare in casa da subito.
Un ambulatorio per chi non riesce più a staccarsi
L’ambulatorio è pensato per i bambini e i ragazzi che non riescono più a tenere sotto controllo smartphone, videogiochi o social, quando questo comincia a pesare sul sonno, sulla scuola e sui rapporti con gli altri. Riceve una volta alla settimana nella sede di viale Ferdinando Baldelli 41; per prenotare si chiama il CUP dell’ospedale, allo 06 68181, con l’impegnativa per una prima visita di neuropsichiatria infantile.
Che un grande ospedale pediatrico apra un servizio così dice due cose. La prima è che, per chi cura i ragazzi, l’uso problematico del digitale è ormai una questione medica, tanto da meritare un ambulatorio tutto suo. La seconda conta di più per chi legge: avere il telefono, e anche usarlo parecchio, non basta a fare di un ragazzo un caso da ambulatorio.
Lo scrive l’ospedale stesso: passare molto tempo online «non significa necessariamente avere una dipendenza». E Stefano Vicari, responsabile dell’Unità di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza del Bambino Gesù, aggiunge: «Non si tratta di demonizzare la tecnologia, ma di impedire che occupi tutto lo spazio disponibile».
Più delle ore conta se tuo figlio riesce a smettere
La domanda che i genitori si fanno più spesso è quante ore siano troppe. Per i medici del Bambino Gesù, però, le ore da sole non bastano a dirlo: il problema comincia quando un ragazzo non riesce più a staccarsi o a passare meno tempo online, anche se intanto ne risentono il sonno, la scuola, i rapporti in famiglia o lo sport. Fra i campanelli d’allarme l’ospedale indica questi:
- cerca di continuo il dispositivo e diventa molto irritabile, o agitato, quando non ce l’ha;
- a poco a poco abbandona le altre attività e si isola;
- ha bisogno di sempre più tempo online per provare la stessa soddisfazione.
Una sera di musi lunghi, quando è ora di spegnere, capita in tutte le case. Quello che descrivono i medici, invece, è una perdita di controllo che si ripete. Quando succede, Vicari consiglia di far vedere il ragazzo da uno specialista, e di solito il primo a cui parlarne è il pediatra.
Ne abbiamo parlato anche nella guida sui segnali che tuo figlio passa troppo tempo davanti allo schermo; se il problema sono soprattutto i videogiochi, leggi anche cosa fare se tuo figlio sembra dipendente dai videogiochi.
Smartphone non prima dei 13 anni e social non prima dei 16
Nello stesso comunicato Vicari propone due età, come «criterio educativo prudenziale»: non dare uno smartphone personale prima dei 13 anni e rimandare l’accesso autonomo ai social almeno fino ai 16. Precisa anche che non sono soglie biologiche né diagnostiche, ma indicazioni per aiutare le famiglie a proteggere una fase delicata della crescita.
Le età proposte dal Bambino Gesù
13 anni
16 anni
Sul telefono personale l’ospedale e i pediatri italiani indicano la stessa età. Nelle raccomandazioni presentate nel novembre 2025, e riprese a gennaio in una pagina per le famiglie, la Società Italiana di Pediatria chiede di non dare lo smartphone personale prima dei 13 anni, di rimandare i social il più possibile e di spegnere i dispositivi a tavola e prima di dormire. Sui social, invece, la SIP dice di aspettare, e Vicari ci mette un numero: sedici anni.
Sappiamo bene che in molte classi il telefono arriva prima: secondo un’indagine dell’INAPP pubblicata a fine settembre, in prima media ce l’ha già l’87 per cento dei ragazzi. E anche fra i più piccoli lo smartphone è sempre più presente: secondo i dati di Save the Children citati dal Bambino Gesù, in Italia un bambino su tre fra i 6 e i 10 anni lo usa tutti i giorni, quasi il doppio rispetto al 2018-2019.
Se tuo figlio ce l’ha già, queste età non sono una condanna: servono a capire a cosa fare più attenzione. Se non ce l’ha ancora, sono un buon argomento per prendere tempo. Delle stesse età abbiamo parlato anche raccontando lo studio americano sullo smartphone a 12 anni e i disturbi alimentari.
Tre cose da fare a casa già da questa settimana
Nessuna delle tre chiede di vietare il telefono, e tutte valgono anche se tuo figlio ce l’ha già da tempo. Si comincia guardando, perché conviene capire come stanno davvero le cose prima di cambiare le regole.
Guarda cosa succede quando arriva l’ora di spegnere
Per qualche giorno, più che contare le ore, osserva come la prende quando è ora di spegnere, come dorme e se ha lasciato perdere uno sport o un amico. Sono proprio i segnali di cui parlano i medici, e ti dicono molto di più.
La sera il telefono resta fuori dalla camera
Spegnere i dispositivi prima di dormire è una delle raccomandazioni della SIP, e la regola regge meglio se tutti i telefoni di casa, anche quelli dei grandi, finiscono nello stesso angolo della cucina. Altri modi per fargli usare meno il telefono senza litigare li trovi nella guida su come staccare tuo figlio dal telefono.
Metti in calendario qualcosa che chiede tempo
Vicari lo dice così: «Il compito degli adulti è aiutarli a scoprire che esistono anche forme di piacere che richiedono più tempo ma lasciano qualcosa di più duraturo». Uno sport, uno strumento, qualcosa da costruire con le mani, un pomeriggio con gli amici: sono le alternative che suggerisce l’ospedale, e fra queste mette anche un po’ di noia.
Domande frequenti sull’ambulatorio e sulle età
Quando l’uso del telefono diventa un problema?
Per i neuropsichiatri del Bambino Gesù le ore da sole non bastano a dirlo: il problema comincia quando un ragazzo non riesce più a staccarsi, anche se ne risentono il sonno, la scuola, la famiglia o lo sport. Se succede di continuo, il primo a cui parlarne è il pediatra.
Come si prenota una visita all’ambulatorio per la dipendenza digitale del Bambino Gesù?
Si chiama il CUP dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, allo 06 68181, con l’impegnativa per una prima visita di neuropsichiatria infantile. L’ambulatorio riceve una volta alla settimana nella sede di viale Ferdinando Baldelli 41, a Roma.
A che età dare lo smartphone secondo i medici?
Stefano Vicari, che dirige la Neuropsichiatria del Bambino Gesù, propone di non dare uno smartphone personale prima dei 13 anni e di rimandare l’accesso autonomo ai social almeno fino ai 16, come criteri educativi prudenti e non come soglie biologiche o diagnostiche. La Società Italiana di Pediatria indica gli stessi 13 anni per lo smartphone e chiede di rimandare i social il più possibile.
Cosa facciamo noi del Camp ComeUnaVolta
Le tre cose di prima sono piccole, ma vanno difese ogni giorno, mentre fuori casa il telefono ce l’hanno quasi tutti. Per questo ogni tanto fa bene passare qualche giorno in un posto dove nessuno ce l’ha in mano.
Una cosa, però, va detta subito: se in quei campanelli d’allarme hai riconosciuto tuo figlio, la strada è quella che abbiamo visto sopra, cioè parlarne con il pediatra e, se serve, farlo vedere da uno specialista. Una vacanza non prende il posto del medico, anche perché il nostro mestiere è un altro: dal 2012 organizziamo camp senza telefono per bambini e ragazzi dai 7 ai 15 anni, e ogni inverno il Camp sulla Neve all’Hotel Bucaneve di Tonezza del Cimone, in provincia di Vicenza.
Da noi chi ha il telefono lo consegna agli animatori il primo giorno, come tutti gli altri, e lo riprende alla partenza; così per tutto il turno spariscono social, chat e videogiochi, e nessuno deve resistere da solo. Le ore che prima andavano allo schermo si riempiono di cose che chiedono tempo: le lezioni di sci con i maestri FISI in gruppi per livello, le discese in bob e in slittino, le battaglie a palle di neve e, la sera, il falò con la cioccolata calda.
Ogni sera i ragazzi chiamano casa dal telefono degli animatori, e durante il giorno mandiamo foto e video sul gruppo WhatsApp dei genitori. I turni durano quattro o cinque giorni. Non sono tanti, e il lavoro vero resta quello che si fa a casa tutto l’anno; però sono giorni pieni, passati in mezzo ad altri ragazzi senza telefono, e tuo figlio se ne porta dietro il ricordo.
Qualche giorno sulla neve con tanti amici e nessuno schermo
All’Hotel Bucaneve di Tonezza del Cimone i ragazzi passano quattro o cinque giorni senza telefono. Nella pagina del Camp sulla Neve trovi il programma giorno per giorno e i turni di quest’inverno.
Scopri il Camp sulla NeveCamp ComeUnaVolta
Ricordi connessi al cuore, non al Wi-Fi.
Fonti
- Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, comunicato del 30 settembre 2026, «Dipendenza da internet e tecnologie digitali: al Bambino Gesù un nuovo ambulatorio per bambini e adolescenti».
- Avvenire, 30 settembre 2026, sul nuovo ambulatorio e sulle parole di Stefano Vicari.
- Società Italiana di Pediatria, raccomandazioni sul digitale presentate nel novembre 2025 agli Stati Generali della Pediatria, riprese da Dire.
- Società Italiana di Pediatria, «Digitale e bambini, le nuove raccomandazioni SIP», pagina del 27 gennaio 2026.
- INAPP, policy brief del 30 settembre 2026 su 4.750 bambini e ragazzi di 7-14 anni (indagine Children’s Worlds), ripreso da Tecnica della Scuola.
- Save the Children, «Educare al digitale. Dati utili per adulti consapevoli», aprile 2025, ripreso da Il Sole 24 Ore.
- Commento pubblico di un genitore su Facebook (2026), riportato in forma anonima.


