Un bambino al buio gioca ai videogiochi con il controller, il volto illuminato dallo schermo
Videogiochi

Mio figlio è dipendente dai videogiochi: cosa fare (e cosa lasciar perdere)

Spegnere la console di colpo raramente funziona. Capire cosa cerca davvero tuo figlio nel gioco cambia le cose. Ecco da dove partire.

Camp ComeUnaVolta·Aggiornato il ·8 min di lettura

Lo chiami per cena tre volte e niente. Quando finalmente stacca ha il muso, gli occhi stanchi, la testa ancora dentro la partita. E se provi a spegnere tu, parte una scenata che sembra sproporzionata: urla, porte che sbattono, a volte le lacrime.

È una scena che conosci, e che ti lascia addosso un misto di rabbia e preoccupazione. Ti chiedi se è solo una fase o se gli sta sfuggendo di mano.

Partiamo da una cosa che toglie un peso: quasi mai è colpa tua, e quasi mai è un semplice capriccio. Dietro quella reazione lavora un meccanismo preciso, e una volta capito ci si può mettere mano.

Quando si parla davvero di dipendenza

Non ogni bambino appassionato di videogiochi ha un problema. Tanti giocano, si divertono e poi staccano senza drammi. Il campanello suona quando il gioco prende il posto di tutto il resto.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha riconosciuto il Gaming Disorder come disturbo vero e proprio dal 2019, e lo descrive con tre segni: il controllo sul gioco che viene meno, la priorità che il gioco prende sopra ogni altra attività, e il continuare anche quando le conseguenze sono evidenti, a scuola, nel sonno, in famiglia.

Quanto è diffuso? Una grande analisi che ha messo insieme 84 studi su oltre 640.000 ragazzi stima intorno all'8,6% la quota di adolescenti con un disturbo da gioco, con un andamento in crescita negli anni. In Italia l'Istituto Superiore di Sanità parla di circa il 12% degli studenti tra gli 11 e i 17 anni, quasi mezzo milione di ragazzi, a rischio per l'uso dei videogiochi.

Numeri così dicono due cose insieme: che non sei l'unico genitore a viverlo, e che il fenomeno è concreto, lontano dall'esagerazione di chi liquida tutto con un «ai miei tempi».

Perché spegnere la console, da solo, non basta

Un videogioco è costruito apposta per agganciare: livelli, ricompense, classifiche, premi che arrivano al momento giusto. Mentre tuo figlio gioca, il sistema della ricompensa nel cervello lavora a pieno regime e rilascia dopamina. Spegnere di colpo chiude quel flusso e lascia un vuoto fastidioso, che spinge a tornare allo schermo il prima possibile.

C'è di più, e riguarda l'età. Uno studio pubblicato su Developmental Cognitive Neuroscience ha osservato che nei preadolescenti un uso quotidiano elevato di schermi si accompagna a reti del controllo degli impulsi più deboli e a un cervello più orientato alla ricompensa immediata. Tradotto: quando urla per la console, tuo figlio spesso non ha ancora gli strumenti per frenarsi da solo. La reazione esagerata ha più a che fare con un freno che si sta ancora formando che con la cattiveria.

Ecco perché togliere il dispositivo senza mettere niente al suo posto raramente regge: il vuoto resta lì e reclama.

Cosa cerca davvero tuo figlio nel gioco

Sotto la partita ci sono tre bisogni sani, gli stessi di sempre:

  • Sentirsi capace. Nel gioco migliora, vince, supera un livello. Tocca con mano di essere bravo a qualcosa.
  • Essere riconosciuto. Una buona partita gli dà status agli occhi degli amici, un piccolo posto nel gruppo.
  • Appartenere. Spesso gioca proprio per stare con i compagni, anche se ognuno è a casa propria.

Il gioco glieli serve subito e senza fatica, e per questo attira tanto. Quei bisogni restano giusti. Il lavoro del genitore è offrirgli un posto dove soddisfarli nella vita vera, dove la stessa soddisfazione arriva più lenta ma dura molto di più.

Da dove partire, secondo chi se ne occupa

Pediatri e psicologi che lavorano sulle dipendenze digitali concordano su pochi principi pratici:

  • Regole condivise, non calate dall'alto. Un ragazzino rispetta molto di più un limite che ha contribuito a decidere. Sedetevi e stabilite insieme tempi e momenti senza gioco, per esempio i pasti e l'ora prima di dormire.
  • Spiega il perché, con parole sue. Lascia perdere il «perché lo dico io». Funziona meglio un «così dormi meglio e domani a scuola ci stai con la testa».
  • Sostituisci, mentre togli. Uno sport, un'attività manuale, tempo all'aperto, amici in carne e ossa da vedere il pomeriggio. Più l'alternativa è pronta e concreta, meno spazio ha la richiesta dello schermo.
  • Dai l'esempio. I figli imparano guardando. Posare il telefono quando si è con loro vale più di mille raccomandazioni.

Un'avvertenza sul metodo: la Società Italiana di Pediatria e un'ampia revisione dell'American Academy of Pediatrics del 2024 segnalano che, nella gestione di tutti i giorni, un cambiamento graduale rende più di un divieto secco e improvviso, ed è anche più facile da mantenere.

Lo sapevi?

La revisione dell'American Academy of Pediatrics del 2024, che ha esaminato oltre cento studi, ha trovato che nella vita di tutti i giorni un cambiamento costante e sostenibile rende più di un divieto calato dall'alto da un giorno all'altro. A casa contano un confine chiaro e la costanza, tenuti giorno dopo giorno.

Cosa facciamo noi del Camp ComeUnaVolta

Bambini del camp giocano a tiro alla fune in un prato
Al camp la soddisfazione vera arriva dal fare, insieme agli altri.

Il principio che hai letto, dare ai bisogni veri un posto nel mondo reale, è esattamente quello su cui si regge il nostro camp. Sui monti di Tonezza del Cimone, in Veneto a 901 metri, dal 2012 accogliamo bambini e ragazzi dai 7 ai 15 anni per una settimana senza schermi, d'estate e sulla neve.

I tre bisogni che il videogioco soddisfa in fretta, qui trovano una versione più piena. Il sentirsi capace arriva da una parete di arrampicata salita con istruttori certificati CAI, da un tiro con l'arco centrato, da un trekking portato a termine. Il riconoscimento nasce dalle piccole conquiste viste dagli altri, lontano da uno schermo. L'appartenenza la danno le amicizie vere, quelle dei giochi di squadra e delle serate intorno al fuoco.

Il telefono non viene strappato di mano: si consegna il primo giorno e va in cassaforte, mentre le giornate si riempiono al punto che non manca a nessuno. Intanto tu segui tutto da vicino, con foto e video degli animatori sul gruppo WhatsApp ogni giorno e dieci minuti la sera per sentire la sua voce, davanti allo staff. C'è un animatore ogni quindici ragazzi al massimo e personale reperibile 24 ore su 24.

Quando rientra, tuo figlio si porta a casa una prova che vale più di qualsiasi divieto: ha scoperto che si sta benissimo, anzi meglio, anche lontano dal controller. Non a caso, più di otto famiglie su dieci riprenotano l'anno seguente.

Per chi vuole fare un passo in più

Una settimana per ritrovare il gusto del mondo reale.

Al Camp ComeUnaVolta, sui monti di Tonezza del Cimone, i ragazzi riscoprono la soddisfazione vera: una parete scalata, un bersaglio centrato, amicizie nate dal vivo. Niente schermi per tutta la settimana, giornate così piene che il controller non manca. E tu segui tutto ogni giorno, con foto, video e la sua voce al telefono la sera.

Scopri il Camp sulla Neve
Fonti
  • Organizzazione Mondiale della Sanità, Gaming Disorder (ICD-11), riconosciuto come disturbo dal 2019.
  • Burden of gaming disorder among adolescents: a systematic review and meta-analysis, 84 studi e 641.763 soggetti (ScienceDirect / PMC, 2024-2025).
  • Istituto Superiore di Sanità, dati sull'uso problematico dei videogiochi tra gli 11 e i 17 anni.
  • Negative impact of daily screen use on inhibitory control network in preadolescence, Developmental Cognitive Neuroscience.
  • American Academy of Pediatrics, Digital Detox and Well-Being, Pediatrics (2024).

Camp sulla Neve 26/27Sei turni da dicembre a marzo

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