"Basta, non ce la faccio più!" 

Questo era il grido silenzioso che risuonava nella mia mente mentre osservavo Alessio, mio figlio, completamente assorbito dal suo cellulare. 

Cara mamma che stai leggendo queste parole...

Mi chiamo Simona, ho 37 anni e l'anno scorso mi sono ritrovata davanti a una sfida che mai avrei immaginato di dover affrontare…

Strappare mio figlio di 11 anni dalle catene invisibili della tecnologia.

Sarà che sono cresciuta nei magici anni ‘90…

…ma non riesco proprio a capacitarmi di come i ragazzi al giorno d’oggi scambierebbero un abbraccio reale per 15 followers TikTok in più.

"Ai miei tempi," penso con nostalgia, "le giornate si trascorrevano all'aperto, con giochi semplici ma ricchi di risate e divertimento."

E forse, tu puoi capirmi.

E il pensiero che Alessio potesse non sperimentare mai la gioia del gioco all'aria aperta, del nascondino, delle battaglie con le palle di neve…

…era qualcosa che mi ammazzava dentro.

Per questo motivo, sentivo come se ogni giorno fosse una durissima battaglia.

Una lotta contro un nemico che aveva già tessuto la sua tela intorno al cuore e alla mente di mio figlio. 

Le mie armi? 

Niente PlayStation, Niente del Wi-Fi, Niente tablet. 

Eppure, sembrava che nulla potesse scalfire quell'aura ipnotica del digitale che lo avvolgeva.

In quei momenti di sconfitta, il peso dell'impotenza mi schiacciava. 

Sentivo il mio cuore di mamma frantumarsi, osservando Alessio così distante…

"Dove ho sbagliato?" mi chiedevo. 

"Cosa posso fare per riportarti nel mondo reale?"

Questa disperazione mi ha spinto a cercare una via d'uscita, una soluzione. 

Credo, in tutta onestà, di aver trascorso  una decina di giorni abbondanti a navigare su internet...

...a leggere articoli, a divorare tutte le informazioni che potessero essermi utili…

E dopo giorni di ricerche febbrili, ho trovato una psicologa esperta in sviluppo pre-adolescenziale.

Il suo studio era a soli 25 minuti di auto da casa mia.

Per cui, armata di coraggio e con un po’ di timore, ho prenotato la mia prima consulenza.

Seduta sulla poltrona, il ticchettio dell'orologio sulla parete si fondeva con il mio respiro, che cercavo di calmare. 

Di fronte a me, la psicologa mi osservava con occhi pieni di comprensione, incoraggiandomi a parlare.

"È il mio Alessio..."

Ho cominciato, cercando di tenere a bada il tremore nella mia voce.

Mentre parlavo, le mie mani si torcevano nervosamente l'una contro l'altra sulle ginocchia.

"Mi sembra di lottare contro un gigante che non posso vedere né toccare"

Ho continuato, "e ogni giorno che passa, mi sento sempre più lontana da lui." 

La psicologa ascoltava in silenzio, annuendo di tanto in tanto.

Mi sentivo compresa nella mia battaglia. 

Era una sensazione nuova, quasi liberatoria.

Finalmente qualcuno capiva il peso enorme che portavo dentro.

Terminato il mio monologo, un silenzio carico di significato si è steso tra noi. 

La psicologa poggiava leggermente indietro sulla sua sedia, il suo sguardo riflessivo, come se stesse ponderando ogni parola che avevo detto.

Poi, con una calma che contrastava fortemente con il turbine di emozioni dentro di me…

…la sua risposta è arrivata, chiara e semplice, ma illuminante.

“Simona, Hai mai pensato di proporre a tuo figlio delle alternative? I ragazzi di oggi spesso usano Playstation, Cellulari, Tablet come una via di fuga da un mondo che li annoia.”

Alternative? Noia? Via di fuga?

Ma certo!

Era così semplice, così ovvio, eppure mi era sfuggito per tutto questo tempo. 

Non si trattava di togliere, ma di aggiungere - di arricchire la sua vita con esperienze che potessero competere con il mondo digitale.

Con questa nuova prospettiva, sono tornata a casa riflettendo su come introdurre queste alternative nella vita di Alessio. 

Era il momento di trovare qualcosa che potesse davvero affascinarlo, qualcosa che potesse riportarlo a vivere le gioie semplici che la vita reale ha da offrire.

Ho ripreso le mie ricerche su internet con una nuova prospettiva, cercando non più di combattere il nemico, ma di offrire ad Alessio un'alternativa stimolante. 

Dopo più di 7 ore e dopo essermi guadagnata due occhiaie che farebbero invidia al Panda più Panda di tutti...

...ecco apparire una luce.

Un annuncio su Facebook riguardante un Camp "Social-Detox" per ragazzi.

L'annuncio, più o meno, recitava così...

"Regala ai tuoi figli un'esperienza indimenticabile di 5 giorni, lontani dagli Smartphones, immersi nella natura, dove impareranno a giocare come facevamo noi genitori da piccoli"

In quel preciso istante, il cuore mi è schizzato in gola.

"E se questa fosse la soluzione?"

L'annuncio dipingeva un mondo diverso, pieno di giochi all'aperto, avventure nella natura, amicizie reali. 

Un luogo dove i ragazzi potevano essere semplicemente ragazzi. 

Un filo di incertezza si insinuò tra i miei pensieri, sussurrando domande e dubbi. 

"Bah, troppo bello per essere vero..." 

Il mio “stare con i piedi per terra” mi suggeriva di non lasciarmi trasportare troppo...

...ma nel mio cuore sentivo di dover proseguire nella lettura dell’annuncio.

Ogni parola della descrizione del camp sembrava parlarmi direttamente, come se mi invitasse a fare un passo verso qualcosa di nuovo e promettente. 

"Questo fa proprio per noi" pensavo, sentendomi quasi risucchiata in quelle righe che dipingevano un'esperienza così diversa e originale. 

Un camp lontano dalla tecnologia, un luogo dove Alessio potesse riscoprire la gioia del gioco all'aperto, dell'esplorazione, dell'amicizia vera. 

C'era, però, un problema: Convincere Alessio.

…ma il desiderio di vederlo felice e lontano dagli schermi mi dava il coraggio di provarci. 

Quella sera, dopo cena, mi accomodai accanto a lui sul divano, il cuore colmo di speranza.

"Ale, ho scoperto qualcosa che potrebbe piacerti" iniziai, cercando di catturare il suo interesse e nascondere la mia ansia.

Lui alzò appena gli occhi dal cellulare, dando un'occhiata distratta.

"Cosa sarebbe?" rispose, con quella tipica aria di finta indifferenza che i ragazzini di 11 anni sanno (o pensano) di mettere in scena così bene.

"Un camp di Carnevale sulla Neve" dissi, cercando di nascondere l'eccitazione nella mia voce. 

"Potresti fare una pausa dalla scuola, sai, una specie di mini-vacanza."

All'udire della parola "mini-vacanza" Alessio balzò, cercando di mantenere il suo ruolo di 11enne annoiato. 

"E che cosa si fa in questo camp?"

"Oh, ci sono un sacco di cose divertenti!" esclamai. 

"Potrai imparare a sciare, fare battaglie con le palle di neve, creare la tua maschera di Carnevale e assistere a uno spettacolo di magia.

Farai un sacco di nuove amicizie e prenderai una pausa da scuola.

Interessante, no?"

Ci fu una pausa di alcuni secondi che per me sembravano ore.

Un silenzio assordante.

Poi, Alessio rispose con un mezzo sorriso: "Mmh, ci penso. Potrebbe essere ok."

In quel momento, mi sentivo la mamma più felice del mondo.

"Sarà un'avventura meravigliosa, Ale!" dissi, trattenendo a stento l'emozione. 

Il Giorno della Partenza

Il giorno della partenza era arrivato in fretta. 

Il Camp si sarebbe tenuto a Tonezza del Cimone, in provincia di Vicenza.

Nonostante l'entusiasmo iniziale, una morsa di ansia mi stringeva il cuore. 

"Sto facendo la cosa giusta?" mi chiedevo mentre preparavo la sua valigia.

Ad ogni modo, i giochi erano fatti.

Grazie all'organizzazione dell'Hotel, il trasporto in bus era incluso, un dettaglio che alleggeriva un po' il peso delle mie preoccupazioni. 

Mentre accompagnavo Alessio al luogo di partenza, cercavo di mascherare la mia ansia con sorrisi incoraggianti. 

"Andrà tutto bene Ale, ti divertirai e farai nuove amicizie!" 

...gli dissi, dandogli un abbraccio che cercava di trasmettere tutto l'amore e il coraggio che potevo offrirgli.

Appena il bus si mosse, sentii un nodo alla gola. 

Era la prima volta che Alessio partiva per un'avventura così lontano da me. 

Gli organizzatori mi avevano messo in un gruppo WhatsApp dove avrei ricevuto aggiornamenti quotidiani sulle attività del camp e su come stesse passando la giornata mio figlio. 

Questo piccolo contatto mi dava una certa tranquillità, sapendo che avrei avuto notizie ogni giorno.

Inoltre, ogni giorno i ragazzi avrebbero potuto chiamare a casa.

"Spero che Alessio trovi un momento per raccontarmi tutto" pensavo, immaginando già le sue storie di giornate trascorse sulla neve e di nuove amicizie.

Tornando a casa, ogni passo era accompagnato da un misto di emozione e preoccupazione.

Ma c'era anche un senso di speranza.

La speranza che Alessio potesse vivere un'esperienza che gli aprisse gli occhi su un mondo lontano dai soliti schermi. 

Un mondo reale, pieno di risate, giochi e magia.

Nei primi giorni del camp, ogni squillo del telefono mi faceva battere il cuore. 

Era Alessio.

All'inizio, nelle sue parole c'era una velata nostalgia.

"Mi manca casa, mamma" diceva, cercando di mantenere un tono di voce neutro, come se volesse nascondere la sua reale emozione. 

“Gli animatori del Camp sono bravissimi, mi piace anche l’ambiente, però mi manca giocare alla Play e guardare qualche TikTok”.

Ma sotto quella maschera di indolenza tipica dei ragazzini di 11 anni, potevo percepire un barlume di eccitazione, una serenità che iniziava a prendere forma. 

Quella sensazione mi confortava e mi spingeva a incoraggiarlo a restare. 

Sentivo che quella era la scelta giusta.

Man mano che i giorni passavano, il cambiamento nel tono di Alessio diventava sempre più marcato.

Le nostre conversazioni erano diventate brevi, come se non vedesse l'ora di lasciare il telefono per tornare a giocare con i suoi nuovi amici.

"Oggi ho imparato a sciare, mà!" esclamava con la voce traboccante di entusiasmo. 

"E abbiamo fatto una mega battaglia con le palle di neve!" raccontava.

Pieno di vivacità, mentre descriveva i laboratori di maschere di Carnevale e lo spettacolo di magia serale. 

"È stato incredibile!" diceva, e poi in fretta aggiungeva: "Dai, devo andare, ci sentiamo domani!"

Ogni volta che riattaccavo il telefono, non potevo fare a meno di sorridere.

Ascoltando la sua voce piena di vita, la sua eccitazione e la sua fretta di tornare dai suoi amici, sapevo che avevo fatto la scelta giusta.

Alessio stava scoprendo un mondo lontano da schermi e tastiere, un mondo reale che lo stava facendo crescere e sorridere.

Così, i cinque giorni del camp erano letteralmente volati. 

Sembrava ieri quando Alessio, con quella voce incerta al telefono, mi aveva confessato che gli mancava casa. 

Quando siamo andati a prenderlo al punto di ritrovo, non potevo credere ai miei occhi.

Davanti a me c'era un Alessio trasformato.

Il suo viso irradiava una felicità contagiosa. 

Durante il viaggio di ritorno, era una vera e propria fonte di storie e risate. 

"Mamma, abbiamo sciato!

Sono caduto un po’ di volte all'inizio, ma poi ho preso il ritmo ed è stato bellissimo!"

Raccontava con un sorriso pieno d’orgoglio.

"E le battaglie con le palle di neve erano leggendarie!

Ci siamo divisi in squadre, era come una vera guerra, ma divertentissima!" 

La sua risata era musica per le mie orecchie.

Poi, con un gesto teatrale, tirò fuori dallo zaino una maschera di Carnevale, dipinta di blu e oro, con piume colorate. "L'ho fatta io!"

A cena, il suo entusiasmo era inesauribile.

"Ho conosciuto ragazzi da Milano, Bologna, Padova... tutti così simpatici!" raccontava. 

Poi, con un pizzico di orgoglio, mi parlò della serata di Galà di Carnevale. "C'era un concorso per la maschera più bella. 

Non ho vinto, ma è stato super divertente!"

Verso la fine della cena, i suoi occhi brillavano di felicità. 

"Mà, l'anno prossimo posso tornare, vero? È stato il miglior Carnevale di sempre!"

Guardandolo parlare, sentivo il cuore gonfiarsi di gioia. 

Alessio era rinato in quei cinque giorni, scoprendo un mondo di giochi, risate e amicizie, lontano dai soliti schermi.

Aveva capito che oltre ai social c'è un mondo reale pieno di risate, giochi e amicizie...

...un mondo in cui poteva divertirsi senza avere la testa  attaccata allo schermo del telefono.

Ovviamente, ad oggi Ale non ha abbandonato del tutto la tecnologia.

Viviamo nel mondo moderno, ed è impossibile che un ragazzino rinunci completamente al cellulare, alla PlayStation e al Computer.

Ma ora passa molto più tempo all'aria aperta, insegnando anche ai suoi amici che non sono andati al Camp i giochi che ha imparato.

Seduta sul divano, sorrido pensando al cambiamento che ha attraversato. 

Ho sempre sperato di poter mostrare a mio figlio la bellezza e l'importanza del mondo al di fuori degli schermi...

... e ora, grazie al Camp di #ComeUnaVolta, quel sogno è diventato realtà. 

Alessio ha scoperto un modo diverso di vivere, e io non potrei essere più orgogliosa.

Sarò grata per sempre a quella santa Psicologa che mi ha aperto gli occhi.

E sarò ancor più grata agli organizzatori del Camp di Carnevale sulla Neve.

Io sono Simona, una mamma di 37 anni, e questa è la mia storia di come ho sconfitto il mostro dei Social.

Tutto quello che ti ho detto è reale.

Il Camp “Social-Detox” esiste per davvero e si tiene anche quest’anno a Tonezza del Cimone.

Le date disponibili sono due: 10-14 Febbraio e 14-18 Febbraio.

Ad oggi, ben 108 mamme hanno lasciato una recensione a 5 stelle per i Camp organizzati dall’Hotel Bucaneve.

Quindi, cara mamma che hai letto questa storia…

Ora, non ti resta che correre a scoprire di più sui Camp di Carnevale “Social-Detox”, puoi cliccare sul pulsante qui sotto.

Dopo aver cliccato sul pulsante, ti si aprirà una pagina contenente TUTTE le informazioni riguardo al Camp.

Date, Luoghi di Partenza, Programma delle Attività, Dove si trova il Camp, chi sono gli organizzatori, Qual è il costo per questa esperienza.

Io ti saluto e ti consiglio di non far perdere questa esperienza magnifica ai tuoi figli!

#CarnevaleSullaNeve